La Storia

2. PRESENZA ANTROPOLOGICA NELL’ANTICHITÀ

La scarsezza di fonti documentarie scritte rende difficile ricostruirne la storia. È da chiarire subito che non si conosce il periodo della sua formazione a villaggio, inteso nel senso moderno come nucleo abitativo di una comunità. Per certo si può dire che insediamenti umani erano presenti nell’Arburese fin dall’antichità, il nuraghe di Cugui, la tomba dei giganti in loc. Bruncu Espis nelle vicinanze di Funtanazza, la vicina tomba dei giganti nell’area di San Cosimo in territorio di Gonnosfanadiga, ed altri tanti siti archeologici presenti nel territorio arburese, fatti censire dal Comune,  ne sono muti testimoni. Arbus fu interessato dal passaggio dei romani, (i recenti scavi di piazza San Lussorio ne hanno rivelato la presenza attraverso il rinvenimento di una tomba romana “alla cappuccina”), ed ancora in località Madonna d’Itria sono state trovate monete e lacrimatoi in vetro del periodo romano. Sicuramente doveva essere un punto di frequenza secondario, perché la parte abitata in epoca romana era la zona dove oggi sorge S’Antonio di Santadi, resti di una villa romana sono presenti in loc. S’Angiarxa.

3. DAL MEDIOEVO VERSO UNO SVILUPPO URBANO MODERNO

Fino al medioevo non si hanno notizie documentate. Così riporta Vittorio Angius nel “Dizionario geografico - storico - statistico -commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna”:

  • volume I, pag. 332, pubblicato nel 1833: “…. il nome di Montereale fu sostituito all’antico di curatorìa di Arbus, o giudicato di Colostrài”;
  • volume I, pag. 338: “ARBUS,  …. Figurava nel medioevo come capo – luogo della curatorìa o dipartimento, ....  del giudicato di Colostrài.”;
  • volume V, pag. 354, pubblicato nel 1839: “COLOSTRAI, che diceasi giudicato o curatoria di Arbus, era uno dei dipartimenti dell’antico giudicato di Arborea.”

Altri storici riportano:

  • In Arborea la curatoria di Bonorzoli comprese poi probabilmente Arbus, …..” - E. Besta, La Sardegna medioevale, Forni editore 1908.;
  • “…. la diocesi di Terralba …… comprende tutto il territorio che corrispondeva alla pertica dell’antica Neapolis, giungendo ai confini col giudicato cagliaritano, e cioè tutta la curatoria detta di Bonurzoli, fino oltre Arbus,….” – A. Solmi, Studi storici sulle istituzioni della Sardegna nel medioevo, Società Storica Sarda 1917.;
  • “….. con quanto asserisce il FARA dell’esistenza di Neapolis nella curatoria di Arbus …..” – G. Manno, Storia di Sardegna, Torino 1825.

Da ciò, si desume l’esistenza di Arbus nel periodo giudicale, ma il Giudicato d’Arborea ha oltre 500 anni di storia e Arbus, non trova una collocazione temporale precisa.  Il Giudicato compare in un documento del 1073, una lettera inviata da Papa Gregorio VII ai quattro giudici ai quali chiedeva obbedienza politica e spirituale. Il giudicato terminerà la sua esistenza nel 1420 quando Guglielmo III di Narbona, re d’Arborea cede il regno alla corona aragonese.

Secondo mons. Tomasi, la mancanza di Arbus dall’elenco delle Decime Pontificie del 1341, dove vi figuravano Gonnos, Guspini, Terralba, Uras,  San Gavino, Sardara e Pabillonis, fa supporre che in tale data non vi fosse l’abitato d’Arbus e non era stata edificata la parrocchia. Cfr. Mons. S. Tomasi, Arbus, in Nuovo Cammino,16 gennaio1964.

Circa la data della fondazione di Arbus Vaquer dice: “- per quanti documenti siansi da me e da altri compulsati – non è accertata; è fuor di dubbio però che la sua esistenza storica rimonta al 1320 e che appartenne alla giurisdizione feudale del marchesato di Quirra, …” . L’affermazione del Vaquer, che non cita la fonte, contrasta con quanto detto da Tomasi.

Questo richiamo del Vaquer è stato riportato in modo errato nell’enciclopedia multimediale Wikipedia, e non solo, dove si legge: “ma già nel 1320 è menzionato come facente parte della giurisdizione feudale del marchesato di Quirra”, citando come fonte il Vaquer.

Nel suo scritto il Vaquer dice sì che Arbus appartenne alla giurisdizione del marchesato di Quirra, ma a legger bene  è chiaro che non vi apparteneva nel 1320.

Infatti il Marchesato di Quirra è l’evolversi di assegnazioni territoriali concesse a Francesco Carroç, (“Carròs” o come altri scrivono, “Carroz”) nel 1330 come compenso per la partecipazione militare con 10 galee nel 1323 per la conquista dell’isola Sarda. Con questa assegnazione territoriale ha inizio il feudalesimo in Sardegna, questo primo nucleo venne nel 1363 elevato a Contea. La Contea di Quirra comprendeva nel 1504 la Baronia di Monreale della quale Arbus faceva parte. Sarà solo il 31 dicembre 1604 che Filippo III eleverà la Contea a Marchesato.

Arbus compare nei documenti dell’allodiazione conservati a Toledo presso la “Secciòn Noblesa de l’Archivio Històrico Nacional”. In questi documenti, datati 24 novembre 1504, sono elencati uno ad uno i  territori con le rispettive ville su cui ricade il beneficio dell’allodio. L’elenco comprende anche il vicino villaggio di Serru strettamente legato alla storia di Arbus. La concessione dell’allodio fatta da Ferdinando d’Aragona a favore della contessa Violante Carroç, elevava Violante e i suoi eredi da semplici feudatari in  heretats (feudatari con ampi poteri col diritto di trasmettere possedimenti e titoli ai propri discendenti senza l’approvazione del re).

Arbus pagava il tributo feudale, chiamato feu, questo tributo poteva essere di tipo “chiuso”, oppure “aperto”, nel primo caso il “feu” detto anche focativo (dal numero dei fuochi, ossia le famiglie) veniva pagato dalla comunità del villaggio, che lo ripartiva tra tutti i vassalli secondo le condizioni di ciascuno, con esclusione dei giovani di età inferiore ai diciotto anni; nel secondo caso, feu aperto, veniva versata la quota individuale da ciascun vassallo.

Nel 1698 Arbus paga lire 20 col sistema “feu chiuso”, mentre notiamo che lo stesso anno Guspini paga col sistema “feu aperto”.  Nell’elenco figura pure Serru, che benché spopolato già dal 1610 paga lo stesso il diritto di feudo, ripartito fra tutti vassalli del Marchesato. (I dati sono presi da A.H.N., Nobleza, Osuna, C. 1037, D. 155, doc. 3. e da Osuna, C. 999, D. 41).

Il villaggio di Serru nel 1584 non era stato ancora abbandonato, Vittorio Angius ipotizza, erroneamente, la sua collocazione in loc. Santa Sofia dove ancora oggi si possono vedere i resti di un muro, quello della chiesa dedicata per l’appunto alla martire greca del II secolo.

Un’incursione saracena nel 1610 mette fine al villaggio di Serru, i superstiti si rifugiano parte ad Arbus, e in maggior numero a Gonnos. Per tradizione orale giunta fino a noi, e riportata dallo storico padre Salvatore Vidal 1575 – 1647, sappiamo che 14 coraggiosi uccisero 400 barbareschi, che ritornavano al porto di Flumini-majore dal villaggio di Serru portandosi dietro gli abitanti ridotti in schiavitù. Aldilà della sproporzione dei 14 contro i 400 non vi è dubbio sulla veridicità del fatto. Gonnos conserva il ricordo attraverso il racconto di Regina Peddis Porcella, deceduta il 18 maggio del 1884 all’età di  107 anni. La donna raccontava che una zia conosceva l’episodio per averlo appreso da una testimone diretta del fatto, questa morta centenaria, da bambina abitava a Serru, trasferitasi dopo l’incursione saracena con la sua famiglia a Gonnos.

L’area occupata da Serru venne inglobata a Gonnos, perché, dice Mons. Tomasi, è il paese più vicino, e questo stride con l’ipotesi di Angius che colloca Serru in loc. S. Sofia, quindi più vicino ad Arbus.

È da ritenersi esatta la collocazione che ne fa padre Vidal, che dice che le chiese di Serru erano, oltre la parrocchiale di San Pietro (i resti sono ancora visibili), San Lorenzo, San Giovanni e San Bartolomeo, detto allora Santu Barzolu, in loc. Santu Arzolu, quindi più vicino a Gonnos. Si venivano così a definire i confini tra Arbus e Gonnos, come poi vennero registrati nei verbali di possesso del Marchese di Quirra nel 1754.

Accadde così che la chiesa di Serru passò territorialmente a Gonnos, mentre gli arredi e alcuni censi e lasciti testamentari furono affidati dal vescovo alla chiesa di Arbus. Tra gli arredi una croce metallica processionale e alcune statue. La croce ricomparirà nell’inventario dell’aprile 1643, e ancora in quello del 1701. Un documento conservato presso la Curia Vescovile ci fa sapere che il Rettore di Guspini Giovanni Antioco Uda, per ordine del vescovo Mons Lorenzo Nietto, consegna il 5 maggio 1610 a mani di Nanni Serra, Procuratore della Chiesa di Arbus, l’importo di 13 lire e 11 soldi, somma appartenente alla chiesa parrocchiale di Serru da conservarsi depositata in Arbus. (Sarebbe forse indiscreto sapere come tale somma fosse finita nelle mani del Rettore di Guspini e non, come sembrerebbe più logico, nelle mani di quello di Gonnos, data la vicinanza dei due paesi). Può darsi che il Rettore di Guspini corresse più velocemente di quello di Gonnos.

Passa così ad Arbus anche la devozione dei santi Cosma e Damiano con la competenza per la celebrazione della festa (27 settembre), tuttora copia dei simulacri dei santi Cosma e Damiano sono custoditi nella chiesa della Beata Vergine Maria Regina.

In Gonnos si conservò fino al 1836, come trofeo, un ferro tagliente a doppio taglio con manico in legno tolto ai turchi nella lotta. Questo ferro nel maggio 1836 venne donato al  Cav. Fedele De Cesaròli che lo depositò nel museo di Cagliari.

Passano gli anni, ma non il carattere litigioso fra vicini, vuoi per la festa, vuoi per i santi, vuoi per il possesso dei terreni vicini alla chiesa di S. Giovanni, diventata San Cosimo, il Sindaco di Arbus Giuseppe Concas, l’11 marzo 1828 ricorre al  Supremo Magistrato della Reale Udienza, rivendicando il possesso dei terreni nelle località Is Campus de Santu Cosumu o Santu Giuanni de Serru, Su Benazzu de Santu Giuanni, Su corrazzu de is Zurridas o de is Piscarellas, Su Carropu de Santu Giuanni, lungo il fiume, fino a Su Corrazzu de Mussu Benèitu, e che sia inibito e proibito il Comune di Gonnosfanadiga di recargli la minima molestia.

Il 22 settembre 1830 si raggiunge l’accordo, vengono definiti i limiti dei terreni oggetto di contesa e le competenze per la celebrazione della festa.

Vale la pena di riportare integralmente il secondo punto dell’accordo:

2) Che sebbene il territorio in cui esiste la chiesa rurale di San Cosimo appartenga al Comune di Gonnosfanadiga, tuttavia la celebrazione di quella festa spetti esclusivamente agli Arburesi e che in quel distretto possa il solo Corpo Barracellare di Arbus amministrare ed esercitare tutti gli atti del suo impiego senza intervento dei Barracelli di Gonnos nei due soli giorni della vigilia e festività suddetta.

Viene fatta lettura in lingua sarda, il tutto approvano, confermano e sottoscrivono il Notaio Antioco Pau Consigliere di Arbus, non però il Sindaco di Gonnosfanadiga Francesco Giuseppe Piras, dice il documento, per non saper scrivere. Firmano i Patrocinanti delle parti e i testimoni.

La storia sembrerebbe finita, ma non è così, nel 1926 gli arburesi costruiranno una nuova chiesa dedicata ai santi Antioco, Cosma e Damiano in territorio arburese nella località Baratzu così da non dover condividere la festa coi gonnesi. Nell’agosto 2002 un forte temporale fa crollate al suolo le pareti laterali della chiesetta abbandonata già dagli anni cinquanta.

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