La Storia

4. SVILUPPO URBANO

Arbus nel 1688 aveva solo 989 abitanti che vanno progressivamente aumentando fino a raggiungere oltre 10.000 unità nel 1961, periodo dell’attività mineraria, cessata questa si ha un costante calo demografico, fino ai 6.617 abitanti nel dicembre 2010).

Il dizionario Angius / Casalis ci fornisce altre informazioni:

la superficie coltivata è solo il 12 % del territorio, si produce e si smercia nei paesi vicini panno forese, infatti su 670 case vi sono 600 telai per tele di diversa qualità. I matrimoni sono circa 30 all’anno, le nascite 105 le morti 40. Si ha un numero di famiglie pari a 666, gli abitanti 2.762. Arbus fornisce 46 unità al battaglione di Monreale dei corpi miliziani barracellari. Si semina grano, orzo, fave e civaje.

Dice ancora Angius: In anni di fertilità raccoglie questo comune nei quattro detti generi da 200,000 starelli. Di lino se ne fa da 300 cantara (chil. 12,195). Oltre la cultura dei cereali si attende a quella degli alberi fruttiferi: vi sono già alcuni giardini d’agrumi ben tenuti, e che prosperano meravigliosamente, e ne crescerà senza dubbio il numero. I peri, noci, fichi, susini, albicocchi, peschi.  Il numero totale degli alberi fruttiferi va a 80,000. Si ha una copiosa vendemmia, e comunemente si sogliono imbottare da 3000 màrigas, che sarebbero quartieri 42,000 (litr. 210,000). Un decimo di questa quantità bruciasi per acquavite.

 

4.1 Pratza de sa Panga

Come si presentava il centro urbano nel passato? Abbiamo visto che alla fine del 1600 gli abitanti non erano molti anche se andavano rapidamente aumentando, erano già 1.282 ab. nel 1698.

Il centro gravitava attorno alla chiesa di San Sebastiano, unica costruzione importante nel 1600, la presenza del Monte Granatico è più tardiva, seconda metà del 1700, mentre il vecchio municipio di piazza Immacolata è di fine ottocento.

Però lo spazio urbano di maggior frequenza doveva essere quello che ancor oggi viene denominato “pratza de sa panga” ossia piazza del banco, area citata già nelle vecchie carte come “piazza Mercato”. Qui si svolgeva l’attività commerciale del paese, e quindi punto di incontro tra persone per la compra – vendita, creando occasione oltreché di scambi commerciali, anche di aggregazione sociale.

Poco più avanti, nell’attuale piazza San Lussorio, vi era la chiesetta omonima, venne demolita nel 1956 per far posto alla piazza, ora interessata dai lavori di rifacimento. Secondo alcuni, la sua costruzione sarebbe antecedente la chiesa di San Sebastiano, ma questa tesi non è sorretta da documentazione, anzi, se ciò fosse vero, l’obriere di San Lussorio in occasione della festa che organizzava il 21 agosto avrebbe versato alla cassa di San Sebastiano il contributo per i lavori nella  parrocchiale. Nel 1591 l’obriere di San Dòmino versa 14 lire, 7 soldi e 8 denari; l’obriere di San Michele versa 5 lire e 15 soldi. Non figurano tra i contribuenti né San Lussorio né Santa Croce.

La chiesetta era di dimensioni modeste, lunga 15 mt., larga 6 e munita di campanile a vela nella parte anteriore, terminava nella parte posteriore con un’abside circolare.  La festa di san Lussorio, celebrata il 21 agosto aveva grande importanza per gli arburesi,  era quello il periodo per stipulare o recedere contratti, saldare debiti e fare acquisti. Nei giorni della festa il mercato veniva invaso dai banchi di vendita e si facevano ogni sorta di affari. La chiesetta, venne utilizzata anche come locale scolastico,  e parte proprio da qui l’idea dell’esproprio della chiesetta e dell’abitazione del sacerdote per far posto al caseggiato scolastico.

I recenti scavi (05 febbraio – 15 maggio 2009) hanno portato alla luce i resti delle mura di fondazione.

L’antico cimitero occupava l’area attorno alla chiesa di San Lussorio fino al 1860. Sembrerebbe che la Chiesa avesse, se non delle competenze, influenze in merito. Infatti il 7 giugno 1663 il Decano Lorenzo Manes Vicario Capitolare della Sede Vacante, facendo visita ad Arbus impartiva delle disposizioni in merito: “D’accordo col Sindaco si faccia terminare il muro del Cimitero di San Lussorio entro il tempo di trenta giorni a contare da oggi; si faccia fare a schienale la parte superiore del muro, e si faccia imbiancare. Sia sistemata la porta del cimitero in modo che non ci possa entrare il bestiame. E si procuri di fare tutto a spese del Comune, e non della Chiesa” .

Al di sotto della chiesetta, nella via Libertà vi era “Sa mitza de Santu Lusciori” dove si poteva raccogliere acqua, e poco più in basso “su lacu de Santu Lusciori “ che serviva da abbeveratoio per gli animali.

Tenendo come punto centrale “pratza de sa panga”, e considerando il punto più alto dell’area urbana attorno ad essa, in via Pellico, si può vedere una croce in ferro. Che significa questa croce? La chiesetta di San Lussorio non era l’unica nel centro abitato. In un documento del 1643 il Vicario Generale Cappai Castagner dà disposizioni per il rifacimento del tetto della chiesa di Santa Croce, perché vi si possa celebrare la S. Messa. Quindi è certo che nel 1643 vi fosse la chiesa di Santa Croce e che questa avesse bisogno del rifacimento del tetto. Non esiste nessun documento per datare la sua costruzione, ma come per San Lussorio, si può ipotizzare la sua presenza successiva a quella della chiesa di San Sebastiano. Santa Croce, a differenza di altre chiese non aveva rendite, tanto da dover dipendere dalla chiesa madre per le riparazioni. Forse questo è il motivo della sua scomparsa. L’obriere che la custodiva, quanto riusciva ne organizzava la festa il 14 settembre, altre volte l’organizzava a proprie spese. Santa Croce scomparve per disposizione del Vescovo Giuseppe Maria Pilo quasi sicuramente nell’anno 1763, i materiali recuperati come pietre e tegole vengono venduti e sul luogo dove prima sorgeva la chiesa viene innalzata una croce. E’ possibile che il luogo fosse quello della croce di via Pellico? Tale ipotesi si appoggia sull’eco giunta fino a noi dell’esistenza di un chiesa in prossimità della croce, ed anche perché il punto risulta quello più alto dell’area urbana della “pratza de sa panga”.

4.2 Pratza de Cresia

La zona centrale, già importante per la presenza della chiesa, assume maggiore rilevanza per la costruzione nella seconda metà del XVIII secolo del Monte Frumentario, e a fine 1800 del municipio, concentrando in quest’area la vita religiosa, economica e burocratica di Arbus.

4.2.1 Chiesa di San Sebastiano

Le prime notizie documentate risalgono al 1591, in quel tempo la chiesa si presentava col tetto in legno, con la facciata bassa, senza campanile e cappelle, ed aveva bisogno di lavori. Erano in quell’anno procuratori della chiesa, Lorenzo Aru e Antioco Pittau, questi procuratori secolari, operavano alle dipendenze del clero ed a questi rendevano conto. Questi avevano il compito di reperire i fondi per il miglioramento della chiesa. Si iniziava così a raccogliere le offerte per mezzo dei “collettori”. Di questi primi collettori si conosce pure il nome: Antioco Zuddas e Niccolò Saba. Il 7 marzo 1591 vengono depositate le prime somme. Dopo due anni la somma depositata ammontava a 69 lire 16 soldi e 14 denari. Altre entrate si avevano dalle Obrerie delle feste, tolte le spese per le celebrazioni il resto veniva consegnato per i lavori della chiesa. I lavori andarono avanti fino al 1638.

Nel 1601 fu fatta, in pietra, la pila dell’acqua benedetta, sostituita poi nel 1756 con quella in marmo, nel 1602 il fonte battesimale, pure questo in pietra che venne sostituito nel 1778 con quello in marmo, mentre nel 1613 i lavori per la costruzione della cappella del Carmine furono affidati a mastro Giovanni Arixi di Cagliari. Le somme venivano custodite in una cassa munita di tre serrature in modo tale che per aprirla dovevano riunirsi i tre custodi delle chiavi. Il 24 aprile 1638  il Vicario Generale Capitolare, al fine di terminare i lavori della chiesa, diede il permesso ai procuratori Antonio Lampis e Giovann’Angelo Cancedda di riunire i possessori delle tre chiavi, aprire la cassa,  e  completare l’opera sostituendo il tetto in legno con la volta solida.

Nel 1638 il campanile non era stato ancora edificato, vi era un campanile “a vela” sul fianco nord della chiesa. Solo nel 1663 il Vicario Capitolare dava disposizioni per l’innalzamento, nella parte meridionale, di un nuovo campanile che fu terminato nel  1673, ma non raggiungeva l’altezza attuale, questa la raggiungerà con ulteriori lavori nel 1859.

La balaustra del 1772, racchiude lo spazio dell’altare maggiore che giustamente il Vaquer dice sia stato costruito nel 1856. In un articolo di Osvaldo Lilliu, pubblicato in Voce Serafica nel febbraio 2010, l’altare maggiore risulterebbe già costruito nel 1845, ma si tratta di un errore. Infatti al 1845 risale la corrispondenza epistolare tra il Vescovo Mons. Pietro Vargiu, che dava le indicazioni, e il marmista Michele Fiaschi di Cagliari che doveva realizzare l’opera, ma per la ristrettezza dei fondi disponibili i lavori inziarono più tardi, e la data del 1856 è quella più attendibile, anche in virtù del fatto che in tale anno sono registrate le spese sostenute. L’altare, dietro disposizioni del Vescovo Vargiu,  poggia su una base in marmo, che col palliotto faceva parte del vecchio altare nel 1741, data ben visibile anche oggi, e che può far cadere in errore circa la datazione dell’altare.

Il rifacimento della facciata risale alla fine dell’ottocento, prima si presentava più bassa e priva delle colonne piatte e dei capitelli. 

4.2.2 Monte Frumentario

I monti frumentari nascono dalla necessità di combattere l’usura praticata allora in Sardegna a danno dei contadini poveri rovinati dalle carestie. Questi, nella speranza di un nuovo raccolto accettavano prestiti a tassi altissimi che portavano alla miseria totale.  Michele Beltran,Vescovo di Ales dal 1638 al 1640 cerca il rimedio creando un istituto che in aiuto ai contadini più poveri concedeva in prestito il grano per la semina. Questo sistema di prestito, a condizioni ragionevoli, è la base sulla quale verranno poi istituiti i monti frumentari del Settecento.

Giuseppe Maria Pilo Vescovo di Ales dal 1761 al 1786 si adoperò per eliminare la piaga dell’usura con il potenziamento dei Monti Frumentari. Durante il suo episcopato, sorge ad Arbus il monte frumentario.

Il dizionario Geografico Storico del Casalis – Angius (1833) elenca la dotazione del monte frumentario:

-  in grani era di star. 1810, in denaro di lire sarde 4178.2 (fr. 8021.94), ed il fondo presente granatico è di starelli 2250, il nummario per le angustie dei poveri contadini è ridotto a lire 222.6.

I monti frumentari vennero trasformati nel 1924 in Casse Comunali di credito agrario, e assorbiti nel 1953 dal Banco di Sardegna. L’immobile, acquistato dal Comune nel  1989, è stato completamente ristrutturato e viene utilizzato per manifestazioni culturali.

4.2.3 Municipio

Il municipio è stato usato come tale fino al 1978, in seguito come istituto professionale, poi come biblioteca, archivio e sede staccata di uffici comunali, attualmente non è utilizzato e necessita di lavori di restauro.

La sua costruzione risale al 1894/95. il Vaquer facendone la descrizione dice: “Il nuovo palazzo del Comune – sorge finalmente a Nord – Est del paese e proprio nel posto, dove -  fino all’anno scorso -  si vedevano le fangose rovine d’un altro fabbricato adibito allo stesso uso”.

Il Comune, privo di una sede propria, utilizzava locali in affitto, e ancor prima, si riuniva nella casa privata di un membro. Il municipio sorge proprio, come dice il Vaquer, sulle rovine di uno di questi locali. La struttura si presenta oggi, esattamente come la descriveva il Vaquer pochi mesi dopo la sua costruzione: “L’edifizio costruito su disegno dell’ingegnere Martis Sig. Edoardo – è dotato d’una solidità e d’un’eleganza incontestabili, e la sua costruzione, veramente artistica, ……….”

Con la costruzione del municipio, si completa lo spazio urbano più importante di Arbus. Chiesa, Monte frumentario, diventato poi sede del Banco di Sardegna fino agli anni 80, e Municipio si affacciano nella medesima piazza accentrando in questo spazio urbano l’attività amministrativa, economica e religiosa.

La piazza, prende oggi nome dalla statua dell’Immacolata collocata al suo centro nell’anno 1959.

5. CHIESE CAMPESTRI

Nel territorio arburese vi erano diverse chiese campestri: S. Antonio di Padova in Sant’Antonio di Santadi, S. Stefano in loc. Gurzù,  Madonna d’Itria, SS. Cosimo e Damiano, Santa Sofia e San Martino in loc. Funtanazza citata dal Vaquer.

Oggi abbiamo solo S. Antonio e Madonna d’Itria. La chiesa di S. Stefano e quella di S. Sofia sono citate dal Casalis - Angius nel I volume del dizionario, ma già dal 1763 risulta distrutta quella di S. Sofia mentre quella di S. Stefano e da ritenersi scomparsa ancor prima, infatti manca  nell’elenco delle chiese dichiarate sconsacrabili dal Vescovo Mons. Pilo.

5.1 Madonna d’Itria

Arbus come gli altri paesi della costa era meta di incursioni da parte dei pirati che vi sbarcavano per razziare e fare schiavi. Nel 1584 Pabillonis fu distrutto dai turchi, nel 1610 subì la stessa sorte Serru. E’ facile immaginare che le popolazioni invocassero la Madonna a protezione delle incursioni.

Non sappiamo quando nel tempo si è iniziato a festeggiare la Madonna d’Itria ad Arbus.

La traccia più antica del culto alla Madonna risale al 1636, anno nel quale fu costruita nella parrocchia di S. Sebastiano una cappella dedicata a Nostra Signora d’Itria.

Nel 1640 circa fu fondata la Confraternita di Nostra Signora d’Itria. I soci della confraternita (che non potevano superare il numero di 72) dovevano rispettare un regolamento che prevedeva diversi obblighi, indossavano un abito di tela bianca lungo fino ai piedi, una cintura di seta azzurra con il rosario e un cappello anch’esso azzurro.

Altro dato certo è che il 16 aprile 1643 la statua della Madonna d’Itria era custodita nella chiesa di S. Sebastiano. (In tale data  il Vicario Generale venne ad Arbus in visita e ordinò l’inventario degli oggetti appartenenti alla chiesa, fra le statue figura quella della Madonna d’Itria).

La chiesetta campestre era sicuramente edificata nel 1666. In questa data risulta dal registro dei defunti il decesso di un eremitano (custode di una chiesa secondaria che faceva questua distribuendo immagini del santo titolare della chiesa) della chiesa di N. S. d’Itria.  Ma si può ragionevolmente supporre che esistesse ancora prima di questa data, poiché nel 1636 era stata costruita la cappella nella parrocchia.

I tre giri intorno alla chiesetta che oggi si percorrono in occasione dell’arrivo e della partenza del simulacro della Vergine, sono comuni ad altre chiese e pertanto sono da considerarsi il ricordo di racconti popolari. I racconti dell’edificazione delle chiese campestri sono molto simili tra loro. Si parla quasi sempre di una statua trovata fuori paese e caricata su un carro per essere trasportata, ad un certo punto i buoi che trainano il carro si fermano nonostante vengano pungolati dai conducenti, e quando finalmente ripartono compiono tre giri intorno ad un’area sulla quale sorgerà la chiesetta.

5.2 Chiesa Sant’Antonio di Padova

L’attuale chiesa risale al 1950, è stata edificata dove prima vi era una chiesa con campanile a vela probabilmente del 1600.

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